Il posto delle fragole

in direzione ostinata e contraria

Lebanon

Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia di quest’anno Lebanon, del regista israeliano Samuel Maoz, non è il classico film di guerra, ma qualcosa di molto diverso. Al tempo della prima guerra del Libano nel 1982 un carro armato si trova a compiere una missione apparentemente poco rischiosa in un centro abitato appena bombardato dall’aviazione israeliana, ma viene accerchiato dalle milizie siriane rimanendo senza vie d’uscita. Fortemente autobiografico – il regista allora poco più che ventenne combatté quella guerra, rimanendone inevitabilmente sconvolto – il film è girato quasi interamente dentro un carro armato dove la realtà è filtrata attraverso un mirino, unica connessione con il mondo esterno. I quattro carristi, tutti giovanissimi, non sono eroi, non hanno scelto di fare la guerra, vorrebbero tornare a casa, sono comunque vittime della guerra, impotenti e inermi davanti a qualcosa più grande di loro. Non c’è nelle intenzioni del regista, credo, nessuna idea assolutoria, solo la constatazione dell’assurdità di ogni conflitto, della logica aberrante secondo cui anche dietro un pacifico vecchietto può nascondersi una minaccia, e sparare per primo vuol dire salvarsi, anche a costo di uccidere degli innocenti. E’ un film che certo non può lasciare indifferenti anche per le immagini forti e crude, con un momento finale comunque venato d’ottimismo, o almeno di condivisione della sofferenza.

Piero

Novembre 24, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , | Ancora nessun commento.

Gli Abbracci Spezzati

L’ultimo film di Pedro Almodóvar è sicuramente, se non al pari, almeno molto vicino ai suoi migliori lavori. Ambientato tra gli anni novanta ed oggi è una storia d’amore tormentata con tutti gli elementi portanti del cinema del regista spagnolo – passione, dramma, sofferenze, ma anche l’omosessualità e la morale, il tradimento e le fatalità del destino.

Un regista, Mateo Blanco, sta girando una commedia che ha per protagonista Lena (Penélope Cruz), l’amante di un importante personaggio, Ernesto Martel, che è anche produttore del film. La passione tra Mateo e Lena divampa inesorabile scatenando le gelosie di Martel. Prima ancora di lui, però, è il destino tragico ad abbattersi sulla coppia. In un incidente d’auto Lena muore e Mateo perde la vista rifiutando da quel momento la sua vera identità e assumendo il nome del suo alter ego, Harry Caine, fino a quando, alla morte di Martel dodici anni dopo, tutto può chiarirsi in un finale che dipana i nodi quasi da noir e dà almeno una speranza di felicità futura. Il film è anche, ma non solo, un omaggio al cinema nel quale alla commedia briosa girata e poi ripresa e conclusa anni dopo da Mateo (“I film vanno terminati, anche da ciechi”) fa da contraltare il tono cupo da melodramma che costituisce la struttura del film vero e proprio. Numerose le citazioni, compresa quella del titolo tratta dal Viaggio in Italia di Rossellini, ma anche la Cruz che nel film rimanda a Audrey Hepburn. Gran film, maturo, forse leggermente complicato nello svolgersi della trama, ma sicuramente ben diretto – gestendo bene i continui rimandi temporali e con alcune finezze registiche – e con Penélope Cruz in stato di grazia, di fatto perfetta in due ruoli completamente antipodici.

Piero

Novembre 24, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , | Ancora nessun commento.

Vignette

Novembre 22, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Uncategorized | , | Ancora nessun commento.

Alza la Testa

Veramente sorprendente l’opera seconda di Alessandro Angelini, un film dal soggetto che vagamente ricorda il capolavoro (uno dei tanti) di Clint Eastwood Million Dollar Baby – la voglia di riscatto attraverso la boxe, ma anche i rapporti umani e il confronto con la morte che spezza una vita nel pieno del suo fulgore -, con Antonio Mero (Sergio Castellitto, premiato al Festival del cinema di Roma con il Marc’Antonio come miglior attore) splendido nel ruolo di padre allenatore che forgia giorno per giorno il figlio Lorenzo, avuto da una relazione con una donna albanese, crescendolo sul piano umano e su quello sportivo, fino all’evento drammatico che stravolge tutto. Nella prima parte c’è la vita di periferia – il film è ambientato a Fiumicino dove Antonio lavora in un’impresa di costruzioni navali – descritta con bel realismo, gli amici, la palestra arrangiata, l’integrazione razziale non sempre facile, ma è nella seconda parte la vera sorpresa. Quando il protagonista si trova, da solo, a dover affrontare delle scelte drammatiche tra la donazione di organi, l’elaborazione del lutto, la difficoltà di accettare che la vita di suo figlio possa proseguire nel corpo di uno sconosciuto. E’ commovente soprattutto il graduale passaggio dal totale rifiuto dell’altro, all’accettazione forzosa, fino alla piena condivisione, proprio come fosse un vero figlio, cui insegnare con coraggio ad alzare la testa, per l’appunto. Bravo l’esordiente Gabriele Campanelli e il solito Giorgio Colangeli, l’amico più intimo del protagonista. Finale a suo modo poetico e scanzonato, bello.

 

Piero

 

Veramente sorprendente l’opera seconda di Alessandro Angelini, un film dal soggetto che vagamente ricorda il capolavoro (uno dei tanti) di Clint Eastwood Million Dollar Baby – la voglia di riscatto attraverso la boxe, ma anche i rapporti umani e il confronto con la morte che spezza una vita nel pieno del suo fulgore -, con Antonio Mero (Sergio Castellitto, premiato al Festival del cinema di Roma con il Marc’Antonio come miglior attore) splendido nel ruolo di padre allenatore che forgia giorno per giorno il figlio Lorenzo, avuto da una relazione con una donna albanese, crescendolo sul piano umano e su quello sportivo, fino all’evento drammatico che stravolge tutto. Nella prima parte c’è la vita di periferia – il film è ambientato a Fiumicino dove Antonio lavora in un’impresa di costruzioni navali – descritta con bel realismo, gli amici, la palestra arrangiata, l’integrazione razziale non sempre facile, ma è nella seconda parte la vera sorpresa. Quando il protagonista si trova, da solo, a dover affrontare delle scelte drammatiche tra la donazione di organi, l’elaborazione del lutto, la difficoltà di accettare che la vita di suo figlio possa proseguire nel corpo di uno sconosciuto. E’ commovente soprattutto il graduale passaggio dal totale rifiuto dell’altro, all’accettazione forzosa, fino alla piena condivisione, proprio come fosse un vero figlio, cui insegnare con coraggio ad alzare la testa, per l’appunto. Bravo l’esordiente Gabriele Campanelli e il solito Giorgio Colangeli, l’amico più intimo del protagonista. Finale a suo modo poetico e scanzonato, bello.

Piero

Novembre 16, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , | Ancora nessun commento.

La notte dell’Angelo

Furio Bordon dirige questo spettacolo molto interessante in scena in questi giorni al Teatro Eliseo di Roma, parte di un dittico sulle cosiddette età indifese, vecchiaia e infanzia, – l’altro testo era infatti Le ultime Lune che fu l’ultima prova teatrale di Marcello Mastroianni. In scena Anna, l’unica vivente, una giovane e coraggiosa donna impegnata in una clinica psichiatrica dove aiuta bambini con problemi psicologici e due figure già morte – il padre di lei (Massimo De Francovich, splendido, austero e ironico al tempo stesso) e un giovane, un paziente particolare, che appare a diciotto anni e, tramite l’espediente della marionetta, come il se stesso bambino. Si dibatte di temi alti ed estremamente sofferti, delle sofferenze fisiche e psicologiche troppo spesso inflitte agli indifesi, i bambini nello specifico, da chi dovrebbe amarli di più, segnatamente i genitori e i familiari più intimi. Giocato sul tema dell’irrealtà – del resto il padre è stato in vita un grande ed apprezzato attore teatrale e anche la figlia fino all’età di 24 anni ha recitato in teatri d’avanguardia -, del vero in contrapposizione all’immaginato, il testo coinvolge fino all’ultimo con inattesi colpi di scena fino al disvelarsi finale quando il giovane conduce drammaticamente padre e figlia al definitivo chiarimento. Ma in realtà è a sua volta anche l’anziano padre a far luce fino in fondo sul rapporto irrisolto della figlia con il ragazzo che ha in cura. Bello anche l’allestimento scenografico, che accentua l’atmosfera sospesa tra sogno e realtà e la contrapposizione non solo dialettica tra le parti, tra amore e odio, rabbia e rancore, e rapporti mai del tutto pacificati. Davvero bello, da non perdere.

Piero

Novembre 13, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Teatro | , , | Ancora nessun commento.

L’uomo che fissa le capre

George Clooney è uno dei pochi attori, se non l’unico, a potersi permettere un film come questo. Una storia apparentemente assurda e demenziale, ma con un fondo di verità – è tratta dal libro di Jon Ronson, The man who stare at goats - su una sorta di esercito paramilitare addestrato a combattere in maniera non violenta, sfruttando i poteri della mente.

Un giornalista deluso (Ewan McGregor), lasciato dalla moglie, decide di partire per l’Iraq dove incontrerà uno dei più brillanti esponenti del cosiddetto Esercito della Nuova Terra, Lyn Cassady, interpretato dallo stesso Clooney, che lo trascinerà alla ricerca di Bill Django (Jeff Bridges), il fondatore del gruppo, scomparso nel nulla dopo il fallimento della prima sperimentazione. La chiave parodistica scelta – ci sono anche momenti comici veramente spassosi -  serve a rendere credibile una storia altrimenti inverosimile, con accenti quasi hippy, tra zuppe con l’LSD e figli dei fiori, eppure evidentemente non del tutto inventata. L’esperimento di cui si parla pare ci sia stato effettivamente – compresi degli uomini che fissavano, uccidendole, le capre – e, più in generale, è lecito pensare che qualcuno abbia tentato di sfruttare specifici poteri psicologici, non sempre a fin di bene. A tal proposito è illuminante la dichiarazione dei titoli di testa:”Quello che vedrete è più vero di quanto possiate immaginare”. Un bel film, sicuramente da non perdere, ben girato anche nello svelare gradualmente l’antefatto, man mano che la storia procede.

Piero

Novembre 9, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , | Ancora nessun commento.

Lo Spazio Bianco

Film molto bello e tutto al femminile – gli uomini ci sono ma non danno mai l’idea di essere indispensabili – questo della regista Francesca Comencini, tratto dal romanzo omonimo di Valeria Parrella uscito per Einaudi lo scorso anno (della stessa autrice mi permetto di consigliare la raccolta di racconti con cui ha esordito, Mosca più Balena – Ed. Minimum Fax), e che vede come protagonista assoluta la splendida Margherita Buy – finalmente in un ruolo non nevrotico – disegnare il personaggio di una madre single, non più giovanissima, forte e concreta, riuscendo commovente senza mai scadere nel patetico.locandina lo spazio bianco

Lo spazio bianco è il tempo e lo spazio (appunto), che separa la nascita prematura della piccola Irene – tenuta in vita con l’ausilio della macchine – dal suo reale affacciarsi alla vita. Due mesi di attesa paziente davanti ad un’incubatrice, in attesa del pur minimo segnale, mentre la vita fuori comunque va avanti. Il racconto procede alternando il prima e il dopo con leggerezza, ricostruendo gradualmente la storia, e si chiude con una sorta di parallelo-confronto tra i due momenti della nascita. Tra le righe del racconto qualche affondo, neanche tanto leggero, di critica sociale all’Italia intesa come sistema-paese, in un film con qualcosa di americano, non solo nella colonna sonora.

Piero

Ottobre 27, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , | Ancora nessun commento.

La doppia ora

Giuseppe Capotondi firma la sua prima regia con un film certamente insolito, ma nel complesso interessante e sostanzialmente riuscito. Potrebbe dirsi un film di genere, ma quale? Parte da quasi commedia romantica con i due – Guido (Filippo Timi) ex poliziotto, vedovo e solitario, e Sonia (Ksenia Rappoport, bravissima) – che si incontrano (casualmente?) ad uno speed date, nasce qualcosa di speciale ma quando tutto sembra tendere al meglio il film vira bruscamente verso il giallo, poi verso l’horror, per poi chiudersi in una chiave più razionale ma non canonica.

Interessante la trama che si evolve a volte linearmente, altre più a scatti, risultando a tratti un po’ tortuosa ma comunque apprezzabile. Bella soprattutto la commistione tra sogno e realtà, esemplificata dalla figura paterna della protagonista che si confonde con quella del parroco, le tante sfaccettature del personaggio femminile e il finale, che ovviamente non racconto.

Piero

Ottobre 21, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , | Ancora nessun commento.

Bastardi senza gloria

Premesso che non sono un fan di Tarantino, anzi. Però questo Bastardi senza gloria è un gran film, con l’idea di fondo forte del cinema che cambia la storia. Ambientato durante la seconda Guerra Mondiale, si apre con una tremenda rappresaglia nazista verso dei rifugiati ebrei e prosegue, sviluppandosi per capitoli ben distinti, fino alla conclusione-vendetta, da un lato per mano di Shosanna – l’unica a salvarsi nella strage iniziale -, e dall’altra del Tenente Aldo Raine e dei suoi Bastardi (una squadra speciale composta di soldati ebrei).

E’ un film che deve molto a Sergio Leone, per le compressioni-dilatazioni temporali – sequenze lunghe alternate a momenti rapidi e travolgenti -, oltre che ai film di serie B italiani e orientali, di cui il regista è dichiarato ammiratore e da cui pesca come sempre in abbondanza. Ci sono però, al di là delle tante citazioni e omaggi (soprattutto nei nomi dei protagonisti), alcune sequenze davvero notevoli, tra tutte la prima, con la telecamera che scende attraverso il pavimento a scovare i rifugiati nascosti lì sotto, e quella dell’ultima incisione a fuoco sulla fronte del colonnello Hans Landa, il cattivo per definizione. E l’idea che certe violenze non si cancellano, mai.

Piero

Premesso che non sono un fan di Tarantino, anzi. Però questo Bastardi senza gloria è un gran film, con l’idea di fondo forte del cinema che cambia la storia. Ambientato durante la seconda Guerra Mondiale, si apre con una tremenda rappresaglia nazista verso dei rifugiati ebrei e prosegue, sviluppandosi per capitoli ben distinti, fino alla conclusione-vendetta, da un lato per mano di Shosanna – l’unica a salvarsi nella strage iniziale -, e dall’altra del Tenente Aldo Raine e dei suoi Bastardi (una squadra speciale composta di soldati ebrei). E’ un film che deve molto a Sergio Leone, per le compressioni-dilatazioni temporali – sequenze lunghe alternate a momenti rapidi e travolgenti -, oltre che ai film di serie B italiani e orientali, di cui il regista è dichiarato ammiratore e da cui pesca come sempre in abbondanza. Ci sono però, al di là delle tante citazioni e omaggi (soprattutto nei nomi dei protagonisti), alcune sequenze davvero notevoli, tra tutte la prima, con la telecamera che scende attraverso il pavimento a scovare i rifugiati nascosti lì sotto, e quella dell’ultima incisione a fuoco sulla fronte del colonnello Hans Landa, il cattivo per definizione. E l’idea che certe violenze non si cancellano, mai.

Piero

Ottobre 15, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , | Ancora nessun commento.

Baarìa

Filmone sulla memoria, sul ricordo e, forse, anche sul sogno. Filmone per i costi, il numero di comparse e quello dei grandi attori – molti siciliani, in omaggio all’antica Bagheria del titolo – che compaiono in ruoli di contorno. Film che oscilla tra l’epica del kolossal e la dimensione intima e personale con molto di autobiografico (chiara in tal senso la citazione sui titoli di coda), percorrendo a lunghi passi il Novecento siciliano e, più in generale, italiano. C’è dentro molta politica nel senso della passione e dell’impegno civile del protagonista, le lotte sindacali e le rivolte contadine, i compromessi, i sogni e il disincanto, ma anche l’amore, la fede e la superstizione, le tradizioni arcaiche di un paese che non c’è più. Bellissima la fotografia, bello il film, magari un po’ tortuoso nel finale, con scene forti contrapposte a momenti poetici, e splendida la chiusura circolare, tra sogno e ricordo, appunto.

Piero

Ottobre 6, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , | Ancora nessun commento.