Il posto delle fragole

in direzione ostinata e contraria

L’uomo che verrà

Giorgio Diritti al suo secondo film – Il Vento fa il suo giro, il primo, fu un piccolo caso cinematografico, ricavandosi una nicchia neanche troppo esigua tra i cinefili, quasi esclusivamente attraverso il passaparola –, si cimenta con sensibilità e rigore su un fatto storico di drammatica rilevanza: l’eccidio di Marzabotto nel Settembre ’44. Le analogie con il primo lavoro sono notevoli, il film infatti, interamente recitato in dialetto, è incentrato sulla vita di una piccola comunità contadina del Monte Sole, con i suoi ritmi lenti scanditi dalle stagioni e dalle tradizioni, la sofferta ma dignitosa quotidianità scossa dall’arrivo della guerra con il suo carico di dolori e sofferenze. La storia è vista e raccontata attraverso gli occhi e i pensieri di una bambina, Martina (Greta Zuccheri Montanari), unica figlia di una famiglia della comunità, che ha perso la parola da quando ha visto morire il fratellino. Si alternano momenti poetici a squarci di inaudita e spesso ingiustificata violenza, eroismi e doppi giochi, la ferocia nazista – che culmina con la rappresaglia finale, violenta, assurda, spropositata, che non risparmia neanche donne e bambini – e l’eroismo della Resistenza partigiana e dei tanti che l’aiutarono come poterono. L’ineluttabilità del male – “Siamo quello che ci hanno insegnato ad essere” dice un ufficiale tedesco – e l’anelito della vita che resiste a tutto nell’uomo che verrà, quel fratellino che nasce e sopravvive, proprio in quei giorni tragici, e che, accudito amorevolmente e maternamente dalla piccola Martina, rappresenta la speranza di un mondo migliore. Film bellissimo.

Piero

febbraio 2, 2010 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Stiamo arrivando

Il 6 Nazioni sta per iniziare. Non perdetevi i nostri commenti/opinioni/pareri/chiacchiere da bar

G.

gennaio 27, 2010 Pubblicato da ilpostodellefragole | Sport | , | Ancora nessun commento.

Tra le nuvole

Bello e scanzonato, sempre con appresso un trolley perfettamente sistemato, Ryan è un cacciatore di teste che passa gran parte della sua vita tra un volo e l’altro – Tra le nuvole, per l’appunto –, pagato per licenziare in nome e per conto delle aziende che lo chiamano. Conduce una vita iper-stressata, senza affetti, nella quale si trova perfettamente a suo agio ritenendo che niente e nessuno possa modificarne il corso – il suo massimo obiettivo sembra essere la collezione di miglia di volo, intesa come fine e non come mezzo –, fin quando conosce Alex (Vera Farmiga), anche lei continuamente in volo, con la quale però sembra nascere un’intesa perfetta, ben oltre la tradizionale storia occasionale. Il film, soprattutto nella parte iniziale, è una commedia brillante con dialoghi spumeggianti, molto ben scritta e perfettamente diretta da Jason Reitman (Thank you for smoking), ma nella seconda parte tende a riflettere in maniera più seria sul tema dei legami sentimentali e affettivi e sulla loro assenza. Ryan (George Clooney, affabile e brillante, in grado di rendere piacevole anche un personaggio odioso, uno che di mestiere dà il benservito alle persone, e senza neanche tanti complimenti), rifletterà e proverà a cambiar vita cercando un affetto più duraturo ma verrà respinto, tornando a malincuore alla vita di sempre, finalmente però capendo, e forse invidiando, anche la tranquilla normalità affettiva dei suoi familiari. Aspetto non secondario del film è comunque proprio il tema dei licenziamenti, un dramma sociale vero, non solo negli Stati Uniti, affrontato da entrambi i punti di vista, chi licenzia e chi è licenziato, in una spersonalizzazione assoluta, dove niente conta e le persone sono ridotte a numeri e statistiche. A tal proposito è interessante notare che i licenziati del film sono persone che hanno effettivamente perso il lavoro, in una strana commistione tra il vero e la finzione cinematografica.

Piero

gennaio 27, 2010 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , | Ancora nessun commento.

La Prima cosa bella

La tranquilla vita di provincia della famiglia Michelucci da Livorno viene stravolta quando Anna, la madre, viene eletta Miss bagni Pancaldi. L’anno è il 1971 e da lì comincia un racconto denso fatto di gioie, dolori, dissapori, litigi, ferite aperte e riconciliazioni destinato a chiudersi soltanto ai giorni nostri con un finale sorprendente. Dopo quell’episodio, infatti, Anna verrà cacciata di casa portando con sé i due figli – Bruno (Valerio Mastandrea, il più grande, tormentato, contrastato e infelice) e Valeria (Claudia Pandolfi, che continua ad assistere la madre conducendo una vita apparentemente serena, covando però un malessere interiore) –, vivendo tra velleitarie ambizioni cinematografiche, mezze figure arricchite che approfittano della sua ingenuità e tanti lavoretti per tirare avanti, sempre con dignità e un bel sorriso sulle labbra, sempre e comunque innamorata di un solo uomo: il marito. Virzì elabora un grande film, veramente e pienamente corale, dove tutti i personaggi, anche quelli apparentemente minori, non sono banali ma anzi accuratamente tratteggiati (merito anche di un cast di altissimo livello anche nelle piccole caratterizzazioni) inserendosi nel miglior solco della commedia all’italiana, dove si ride molto, si riflette e ci si commuove. Il personaggio di Anna Biagiotti in Michelucci è probabilmente destinato a restare a lungo nella mente, splendido nella sua vitalità che è la bellezza giovane e dirompente di Micaela Ramazzotti ma anche e soprattutto la gioia e la voglia di vivere di Stefania Sandrelli (Anna negli ultimi anni di vita), malata terminale con il desiderio irrefrenabile di ballare, scarrozzare in motorino per la sua città, mangiare zucchero filato. Il finale, commovente, è un inno alla vita, una riconciliazione tardiva ma sincera con le persone amate.

“A me ha rovinato la vita, a lei anche, se magari vieni a conoscerla la rovina anche a te… non si sa mai!”

Piero

gennaio 25, 2010 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , , , | Ancora nessun commento.

Io, loro e Lara

Un prete missionario con una fede barcollante, torna a casa in cerca di nuove motivazioni. Troverà una famiglia allo sbando: il padre (Sergio Fiorentini) che indossa improbabili parrucchini ed è follemente innamorato della badante moldava; la sorella psicologa (Anna Bonaiuto, forse la migliore attrice italiana, a suo agio anche in un ruolo comico), nevrotica e alle prese con una figlia emo; il fratello, broker e cocainomane (Marco Giallini). In tutto ciò si inserisce Lara (Laura Chiatti, che se la cava bene nella parte non facile di mamma dalla doppia vita), la figlia della badante di cui sopra – sottoposta al giudizio dell’assistente sociale (Angela Finocchiaro, forse l’unico personaggio che non vive un lieto fine) che deve decidere del destino suo e del figlio -, che irrompe in maniera devastante nella vita famigliare. I caratteri della commedia all’italiana ci sono tutti ma ben declinati, accentuati il giusto da un bel gruppo di attori, in un film comunque corale, in cui si ride molto ma che sembra essere soprattutto un elogio della comprensione e della condivisione,  l’esortazione ad andare oltre le barriere sociali e culturali. Verdone dirige bene, come attore usa toni discreti, mai sopra le righe, ben lontano dalle sue macchiette, in un film piacevole, magari anche troppo buono nel valutare i suoi personaggi, ma prendiamolo per un auspicio speranzoso.

Piero

gennaio 21, 2010 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , , , | Ancora nessun commento.

Welcome

Un giovane iracheno, Bilal, attraversa l’Europa clandestinamente per raggiungere la sua ragazza, Mina, da poco emigrata in Inghilterra. Viene bloccato al confine e decide di provare l’impresa di attraversare la Manica a nuoto. Lo aiuterà, prima disincantato e a tratti sprezzante, poi via via più partecipe fin quasi a diventare paterno, Simon (l’ottimo Vincent Lindon), un istruttore di nuoto che vive a Calais. welcome-locandinaPremiato al Festival del Cinema di Berlino, il film di Philippe Lioret affronta un tema fondamentale dei nostri giorni, quello dell’immigrazione – non a caso in Francia il film ha suscitato ampie discussioni, mentre da noi passa quasi come un film di nicchia -, coniugando splendidamente la fredda narrazione quasi di stampo documentaristico con il racconto, poetico e delicato, di un amore contrastato. E’ bello anche l’evolversi della vicenda e la maturazione di Simon – ormai sul punto di separarsi con la moglie – e che arriva ad affezionarsi e poi a condividere appieno il sogno di Bilal, al punto di accettare anche le accuse di favoreggiamento rivoltegli dalla Polizia. Il finale è drammatico, inutile aspettarsi qualcosa di diverso, ma almeno un barlume di speranza lo regala quell’anello ritrovato. Un film per riflettere sul tema dell’immigrazione e più in generale sulle contraddizioni della società contemporanea – valga a tal proposito come brillante sintesi il tappeto con la scritta WELCOME davanti la casa del vicino razzista e certo poco accogliente.

Vuole attraversare la Manica per rivederla e io non riesco ad attraversare la strada per fermarti…”

Piero

gennaio 15, 2010 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , | Ancora nessun commento.

Sherlock Holmes

Molto liberamente ispirato all’investigatore inventato da Arthur Conan Doyle, il film di Guy Ritchie sorprende soprattutto per la serie di invenzioni narrative che costellano la storia. Principalmente, al talento tipicamente deduttivo di Sherlock Holmes (Robert Downey Jr., sorprendentemente ironico, perfettamente nel ruolo), si aggiunge l’uso della forza, della tecnica nella lotta e dell’astuzia di cui fa massiccio uso in diversi momenti del film. In questo caso Sherlock Holmes e il fido Dr. Watson (Jude Law) – che vorrebbe sposarsi dedicandosi ad una vita più tranquilla, ma subisce l’ascendente del suo capo e non sa esimersi dall’aiutarlo – hanno a che fare con un assassino che continua ad uccidere anche dopo essere stato impiccato, in una storia che si snoda tra logge segrete e complicità con i poteri costituiti, in un intreccio apparentemente senza soluzione. Naturalmente, dopo vari colpi di scena, il finale conduce al disvelarsi della verità chiarendo i lati oscuri e riportando il tutto nella dimensione logico-razionale congeniale all’investigatore. Molto bella la ricostruzione scenica degli ambienti d’epoca con le nebbie che avvolgono anche metaforicamente i personaggi, in un film che conquista affabulando lo spettatore fino all’epilogo.

Piero

gennaio 15, 2010 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , | Ancora nessun commento.

Dieci inverni

Opera prima del regista Valerio Mieli, il film è una storia d’amore particolare, raccontata attraverso episodi che si svolgono sempre nei mesi invernali – da cui il titolo – in un arco temporale di dieci anni. Camilla e Silvestro (Isabella Ragonese e Michele Riondino, entrambi molto adatti nel proprio ruolo, disincantati ma veri) si conoscono su un vaporetto a Venezia nel 1999. Da quel momento le loro vite finiranno per incrociarsi di continuo – come amici, fidanzati, amanti, tra Venezia e la Russia, dove lei si trasferisce per studio prima e per lavoro poi -, apparentemente senza mai riuscire a legarsi del tutto. La storia viene raccontata in maniera non convenzionale, mostrando di volta in volta la situazione del momento e lasciando quindi solo intendere ciò che è avvenuto prima a generarla. Il film, forse imperfetto ma sicuramente originale, leggero e a tratti poetico, allude alla difficoltà di riconoscersi, alla paura di prendere decisioni vincolanti ed alla solitudine che ne deriva. Partecipa in un breve cammeo Vinicio Capossela che canta la splendida Parla Piano, la canzone principale della colonna sonora.

Piero

dicembre 29, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , | Ancora nessun commento.

Il Nastro Bianco

Primi anni del Novecento. In un paese della Germania del Nord accadono fatti strani, spesso drammatici. Il film si apre con la caduta da cavallo del medico del paese. La causa un filo che qualcuno di nascosto ha teso tra due alberi. E’ il primo di diversi episodi violenti e a volte tragici che si susseguono in un breve arco temporale, alterando l’ipocrita tranquillità del paesino. La storia, filmata in uno splendido bianco e nero, è raccontata, molti anni dopo, dalla voce del maestro del paese, a sua volta inevitabilmente parte del racconto. Haneke, Palma D’oro a Cannes 2009, disvela gradualmente cosa si nasconde sotto la normalità di facciata, parlando senza concessioni del Male e della violenza dell’Autorità costituita – civile, religiosa o famigliare – nei confronti dei sottoposti. Allora, dietro la patina di perbenismo, si scopre il medico che umilia la governante e copre di attenzioni morbose la figlia, il Pastore che pretende di educare a frustate e impone ai figli di indossare un nastro bianco simbolo di purezza, il Barone che sfrutta i lavoranti senza curarsi della loro salute né della loro dignità. Film impegnativo ma necessario, tremendo nel mostrare una realtà senza speranza – valgano per questo le facce dei bambini, prive anche di un barlume di sorriso -, che prova a capire e spiegare anche quello che sarebbe venuto in Germania di lì a poco.

Piero

dicembre 22, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , | 2 commenti

L’uomo Nero

Ultimamente il cinema italiano pare cogliere nel segno solo quando guarda indietro, quando si volge al passato in cerca di radici con storie che si confrontano con i riferimenti familiari, sociali e culturali. E’ il caso, molto positivo, de L’Uomo nero, film con molti aspetti autobiografici, diretto e interpretato da Sergio Rubini.

C’è il ritorno in Puglia – come in La Terra - e il confronto col passato ed in particolare con la figura istrionica, a volte adorabile altre odiosa, del padre -capostazione con velleità artistiche stroncate sul nascere dal critico del paese. Il film, sceneggiato dallo stesso Rubini con Domenico Starnone, ricorda per molti versi Via Gemito (Ed. Feltrinelli), credo il miglior romanzo (o almeno il mio preferito, quello di Rusinè) dello scrittore napoletano, anch’esso fortemente autobiografico, soprattutto nella figura del padre volubile, irascibile, a volte anche violento, amato e odiato e solo alla fine compreso. Rubini affronta anche il tema dell’arte, riprendendo alcuni temi di Colpo D’occhio e soprattutto concentrandosi su quegli artisti dilettanti spesso talentuosi e comunque in buona fede, stroncati da una certa critica snobista – ridicolizzata dalla beffa finale del film – che ne fece in molti casi degli individui repressi e rancorosi, in perenne conflitto con il mondo. Buon film, bravi gli attori e bella l’ambientazione, omaggio non sdolcinato alle proprie origini, dove il filtro del tempo che passa aiuta a comprendere e dirada le nebbie.

Piero

dicembre 15, 2009 Pubblicato da ilpostodellefragole | Cinema | , , , | Ancora nessun commento.